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ESAME DI STATO: NON TUTTI POSSONO “PROTESTARE” SE VOGLIONO RICEVERE IL DIPLOMA!

Qualcuno può “non sostenere” la prova e conseguire il diploma; altri, invece, no!

È cronaca di questi giorni ed è oggetto di dibattiti, di confronto e di riflessione quanto i fatti di cronaca riportano: la presa di posizione di alcuni studenti che, in sede di colloquio di esame conclusivo del Secondo ciclo di istruzione, si sono rifiutati di sostenere la prova, ostentando il silenzio. Il colloquio, ultima delle prove d’esame, non solo concorre all’attribuzione del voto, ma anche ad “accertare il conseguimento del profilo culturale, educativo e professionale della studentessa o dello studente” (d.lgs. 62/2017). È attraverso il colloquio, che lo studente:

·      consente alla Commissione d’esame di verificare se ha acquisito i contenuti e i “metodi propri delle singole discipline”, nonché la capacità di utilizzare le conoscenze acquisite e di collegarle per argomentare in maniera critica e personale anche utilizzando la lingua straniera”;

·      ha la possibilità di riferire in merito all’esperienza di alternanza scuola-lavoro svolta nel percorso di studi (ciò che oggi è definito PCTO: Percorsi per il conseguimento delle Competenze Traversali e l’Orientamento). 

Gli studenti, che hanno scelto il “silenzio”, hanno attribuito la loro protesta al cattivo funzionamento del “sistema scuola”. TGCOM24 riporta un’intervista rivolta ad uno studente: «”L’esame di maturità per me è una sciocchezza”, ha affermato, criticando un sistema di valutazione che, a suo avviso, non riflette le reali capacità degli studenti» (si noti che il primo virgolettato è stato pronunciato dallo studente stesso).

La valutazione sicuramente è stata una delle voci maggiormente richiamata dagli studenti. Va precisato che, in questo caso, la valutazione è stata attentamente (e opportunamente) ponderata. Infatti, la “scena muta” è stata possibile solamente per gli studenti che potevano “permettersi” di adottarla, subito dopo aver calcolato di “potercela fare”, avendo già conseguito il voto minimo, che è 60, attraverso le precedenti prove e il credito maturato. Solo per questi studenti è scattata la possibilità. Il diploma, secondo il calcolo effettuato, sarebbe stato comunque garantito. In altre parole, uno studente con una valutazione pari a 58 o anche a 59 (acquisito con le prove e il credito), seppur in disaccordo nei confronti di questo “esame di Stato” e della relativa valutazione, seppur desideroso di “fare scena muta”, non avrebbe potuto permettersi di tacere in sede di colloquio, per evitare di dover ripetere l’anno scolastico.

Oltre, quindi, ad una decisione meditata, frutto di un’attenta riflessione personale (elemento che va assolutamente preso in seria considerazione), il calcolo ponderato è stato determinante per poter scegliere il silenzio o, al contrario, procedere con l’esposizione orale prevista. 

Le prime reazioni

Sulla scuola che “non funziona” vi è molto da dire; basti pensare, per fare un esempio, all’introduzione della nuova modalità di valutazione del “comportamento” (misura che, a mio avviso, più che preoccuparsi di agire in termini educativi, si limita a censurare). 

E, in questo caso, pare che la risposta alle proteste degli studenti segua le stesse inclinazioni. Il protempore Ministro Valditara, che guida il Ministero dell’Istruzione e del Merito, ha anticipato, come si rileva dagli organi di stampa, forme “repressive” che, con molta probabilità, spingeranno ad alimentare dissenso, disagio, rifiuto. Invece di interrogarsi sul “perché” di questi comportamenti, il Ministro ha deciso di promettere la “bocciatura” agli studenti che, in sede di esame di Maturità (sarà questa la nuova denominazione dell’attuale esame di Stato), si presenteranno per fare “scena muta” (la notizia è riportata da TGCOM24, dall’ANSA e da molte altre testate). 

Al riguardo già si stanno consumando tastiere, si stanno spendendo fiumi di inchiostro, si sono messi in moto pensatori di ieri e di oggi: ognuno propone una ricetta, un’analisi, una previsione; alcuni esaltano, altri puntano il dito, altri cavalcano la protesta esprimendo considerazioni talora strumentali. In questa torrida estate il contesto si è vivacizzato del dibattito in corso, come quel motivetto definito “tormentone dell’estate”.

La protesta è possibile per tutti? Anche per gli studenti e per le studentesse con disabilità?

No, la protesta è possibile solo per alcuni. Non per tutti. 

Questo (non trascurabile) dettaglio, a quanto pare, è sfuggito al dibattito

In base alla normativa vigente, se uno studente con disabilità, per il quale sia stato adottato un “percorso personalizzato con prove equipollenti”, non sostiene “una o più prove d’esame”, al di là del punteggio già acquisito, riceve un Attestato di credito formativo. Lo stabilisce l’art. 20 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62:

“5. Alle studentesse e agli studenti con disabilità, per i quali sono state predisposte dalla commissione prove non equipollenti a quelle ordinarie sulla base del piano educativo individualizzato o che non partecipano agli esami o che non sostengono una o più prove, viene rilasciato un attestato di credito formativo […]”.

In coerenza con la normativa vigente, ora agli studenti con disabilità, che sostengono prove “non equipollenti”, viene rilasciato l’Attestato. Ma anche gli studenti con disabilità, per i quali è stato adottato un percorso personalizzato, finalizzato al conseguimento del Diploma, se non si presentano all’esame di Stato o se non sostengono una o più prove d’esame non ricevono il Diploma, come invece accade per gli altri compagni di classe, bensì solo un Attestato di credito formativo. Per gli alunni con disabilità, di fatto, la scena muta non è possibile in alcun modo.

E il prossimo anno?

Se il Ministro si atterrà alle promesse riportate in questi giorni dagli organi di stampa, agli studenti “non con disabilità”, che si rifiuteranno di sostenere il colloquio, sarà comunicato il non superamento dell’esame e, conseguentemente, avranno la possibilità di ripetere l’anno scolastico.

Per gli studenti con disabilità, esattamente come avviene quest’anno, le condizioni non saranno analoghe a quelle dei compagni “non con disabilità”. 

Agli studenti con disabilità, per i quali è stato adottato un percorso differenziato, e agli studenti con disabilità, per i quali è stato adottato un percorso personalizzato con prove equipollente, non sarà offerta l’opportunità di ripetere l’anno scolastico, nel caso non volessero sostenere la prova orale; a questi studenti verrà rilasciato l’Attestato di credito formativo con conseguente uscita dal circuito del sistema scuola. 

Quando si trattano questioni che riguardano la scuola e, nello specifico, gli studenti, non è possibile operare, riflettere e ipotizzare dimenticandosi “alcuni studenti”, come è accaduto, ancora una volta, anche in questa specifica situazione.

Ci sono anche loro! 

Ma sembrano essere trasparenti, se non invisibili. 

Converrete con me che per agli alunni con disabilità, a parità di condizioni, viene riservato un trattamento differente configurabile come discriminazione nei loro confronti?

Sicuramente è il caso che qualcuno intervenga, affinché il diritto allo studio degli alunni con disabilità non sia una mera suggestione scritta in qualche norma, ma sia un diritto effettivamente garantito e tutelato in ogni passaggio del percorso formativo.

Evelina Chiocca

Fonte immagine: Foto di ken19991210 da Pixabay

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