Che cosa è cambiato oggi rispetto a ieri, in materia di inclusione?
- Oggi ci sono leggi che aprono la scuola “a tutti”, ma anche la Costituzione, ieri, apriva quelle porte “a tutti”.
- Oggi ci sono molte belle e splendide testimonianze di inclusione autentica, intensa, vissuta, reale, concreta; ma accanto ci sono ancora situazioni di totale esclusione.
Docenti e genitori raccontano narrazioni differenti rispetto alla loro esperienza, soprattutto considerato ciò che la norma indica come “via da perseguire” e quando, realmente, avviene.
Vi sono situazioni in cui “tutti gli alunni entrano da un unico portone, ma, superata la soglia, prendono direzioni differenti: - qualcunoi entra in un’aula (dove si trova la sua classe),
- qualcuno entra in un’altra aula, differente da quella che ospita la sua classe (di solito viene chiamata con nomi che tentano di giustificare quanto non può proprio essere giustificato:
- stanza del sorriso,
- stanza delle autonomie,
- aula di supporto,
- aula del rilassamento,
- angolo morbido,
- aula BES,
- aula di sostegno…).
Eufemismi…
Stesso portone.
Spazi differenti.
E la chiamano inclusione…
(Premetto: non mi sto riferendo agli interventi individualizzati. Evitiamo quindi di alzare gli scudi in difesa di una modalità che nessuno sta mettendo in discussione).
Perché succede?
Bella domanda. Perché succede, considerato che la norma invita a fare altro? Si tratta di “trasgressione” o di “convinzioni” differenti?
Questa seconda ipotesi andrebbe maggiormente approfondita.
In effetti, non di rado, nelle nostre scuole
a) vi sono alcune persone (docenti e dirigenti nello specifico) che sono convinte che l’alunno con disabilità appartenga al solo docente con incarico sul sostegno (e di questo, ahimé, sono convinti anche molti genitori);
b) vi sono alunni che, entrando “dallo stesso portone” e superando l’aula della loro classe, accedono in spazi differenti;
b) vi sono docenti che pensano che “quell’alunno” (l’alunno con disabilità) debba non entrare in classe, perché deve stare con il “suo” insegnante, fare attività tutte “sue”, evitando di rallentare il percorso dei compagni;
c) vi sono alcuni insegnanti convinti che loro “non devono lavorare con quell’alunno, perché altrimenti si sarebbero specializzati; ma loro vogliono insegnare solamente agli altri…”.
La questione di fondo è che culturalmente in troppi, ancora oggi, ACCETTIAMO che nella nostra scuola entri personale che, riferendosi all’alunno con disabilità, afferma: - “Non me la sento di lavorare con lui…
- “Se avessi voluto lavorare con lui, mi sarei specializzato/a”
- “Lui/lei ha il suo insegnante, ci pensi lui/lei”
- “Io mi devo occupare degli altri”
- “Non ho tempo di occuparmi di lui, ci pensino quelli di sostegno”
- “Io non sono obbligato a lavorare con lui: sono docente di materia”
- “Devono coprirlo, perché io devo andare avanti con il programma”.
Ci sono anche insegnanti che, rivolgendosi al collega di sostegno, lo apostrofano come segue: - “Ma perché non lo porti fuori?”
- “Portalo fuori. Non vedi che io ho da fare?”
- “Senti, uscite; non vedi che disturba?”
- “Così non si può andare avanti. Io in classe non lo voglio”.
Sono alcune delle frasi che ogni giorno (ogni giorno) vengono pronunciate. Da alcuni. Da alcune.
Così non si può andare avanti.
Che cosa fare?
Direi che, chi ritiene di “non poter lavorare con l’alunno con disabilità”, non deve fare altro che andare a lavorare altrove. Certamente non può restare nella scuola dell’inclusione che, seppur con tanti acciacchi, prova e cerca di mantenere fede all’impegno assunto, facendosi garante del dettato costituzionale. Non solo nella parte in cui afferma che la scuola è “aperta a tutti”, ma anche e soprattutto in quei principi (i primi dieci articoli) con i quali viene affermato il riconoscimento della dignità della persona. La Costituzine riconosce a tutti i soggettivi diritti, impegnandosi a rimuovere ogni ostacolo che impedisca la realizzazione della persona.
Perché ciò avvenga è necessario il quotidiano impegno da parte di ciascuno di noi, adoperandoci affinché questi diritti siano effettivamente fruiti.
#CattedraInclusiva
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